
I paesi dell’Asia Centrale non sono molto conosciuti al mondo. Hanno una storia straordinaria, stravolgente, ma poco conosciuta. Una volta essi facevano parte del grande Impero dei Soviet, e nella percezione di tanti sono sempre le repubbliche della Russia. Invece questi paesi si trovano nel cuore dell’Asia. Sono i famosi STAN: Uzbekistan, Kazakhstan, Tajikistan, Kirghyzstan e Turkmenistan. Questi paesi, strategicamente importanti da punto di vista geopolitico, rimangono ancora terra incognita per il resto del mondo. Rimangono sconosciuti tanti fatti importanti su queste terre. Uno di questi è il disastro ecologico di scala globale del Mare di Aral. Il cosiddetto Mare di Aral in realtà è il quarto lago salato più grande del mondo, o lo era una volta. Questo lago si trova tra due grandi paesi centroasiatici - l’Uzbekistan e il Kazakhstan.
L’Uzbekistan si trova nel centro del continente Euroasiatico - nel cuore dell’Asia Centrale. Il territorio dell’Uzbekistan è circa 450 mila km quadrati: tanto per fare un paragone, è grande 1,5 volte il territorio italiano. Il Kazakhstan, il nono paese più grande del mondo, è circa 2.7 milioni km quadrati, pari al territorio dell’intera Europa Occidentale- si trova a nord dell’Uzbekistan e a sud della Russia. Questo paese, noto ultimamente per le fantasie di Sasha Cohen nel suo fantasmagorico Borat, è anche una delle nuove potenze petrolifere. Questi due paesi condividono non solo la storia, le ricchezze delle risorse naturali, ma anche il dolore di una tragedia ecologica sconosciuta e dimenticata da tutti.
Negli anni sessanta il governo sovietico prese la decisione drammatica, che ha conseguenze ancora più drammatiche per l’intera regione, di deviare i corsi dei fiumi-emissari del Lago di Aral- l’Amu Darya e il Syr Darya per aumentare le piantagioni di cotone in Uzbekistan e in Kazakhstan. Così l’Uzbekistan diventò la regione di monocultura agricola -il cotone- cosiddetta ‘appendice delle materie prime’.
Nazhmadin Musabayev, il capo della regione Qyzylorda in Kazakhstan. ricorda vividamente questo evento. Alla fine del 1960 il governo sovietico tenne una riunione plenaria nella capitale uzbeka di Tashkent. Nel corso della riunione, il Vice Ministro per l’irrigazione e le risorse idriche dell’URSS Grigoriy Voropaev dichiarò che il governo intendeva aumentare la produzione di cotone nella regione. I corsi di due grandi fiumi dell'Asia centrale - l'Amu Darya e Syr Darya, - disse – sarebbero stati modificati al fine di garantire l'irrigazione dei campi di cotone in Kazakistan e Uzbekistan. "E che cosa accadrà al lago di Aral?" - gridò qualcuno da parte del pubblico. Aral, - ha detto il Vice Ministro – è destinato a morire meravigliosamente."
Si, è vero, il Lago di Aral non è semplicemente morto, ma è stato intenzionalmente ucciso. E la morta sua non è stata nè bella, nè meravigliosa.
A partire dal 1969 il lago iniziò a prosciugarsi, portando con sé le conseguenze più drammatiche che si potessero mai immaginare. L’estensione del lago è diminuita fino a oggi del 50 per cento, il suo volume del 75 per cento, il livello è sceso di 20 metri e le coste sono arretrate di 80 km.
Le città come Muynaq in Uzbekistan e Aralsk in Kazakhstan che tempo fa vivevano della pesca, adesso sono costretti a cambiare completamente le attività economiche per sopravvivere. Inoltre l’uso incontrollato dei pesticidi e fitofarmaci nella coltivazione di cotone inizia a dare i suoi effetti. Sono diffusissime le malattie alle vie respiratorie, anemie gravi, cancro, tubercolosi, tifo, paratifo ed è elevata la mortalità infantile. Il prosciugamento del lago ha provocato un processo di desertificazione. Sono scomparse numerose specie ittiche, animali, vegetali. Un florido ecosistema è stato devastato.
Ai tempi della Russia Imperiale il caviale proveniente dall’Aral veniva servito al tavolo dello Zar. Ma oggi del quarto lago più esteso del mondo rimane una sola pozzanghera. Anzi due. Il lago è diviso ormai in due parti- quella del nord, che si trova in Kazakhstan, e quella meridionale che si trova in Uzbekistan. La parte settentrionale del lago, grazie agli sforzi uniti della comunità internazionale, sta rinascendo poco a poco. Grazie alla diga costruita con l’aiuto della Banca Mondiale si è ripristinato fino al 40 per cento della parte settentrionale del lago. La situazione è molto meno florida nella parte meridionale purtroppo.
Un altro aspetto da menzionare di questa tragedia sono i laboratori segreti che si trovavano sull’Isola di Vozrozhdenije (Rinascimento), ormai diventata penisola. In questi laboratori gli scienziati sovietici elaboravano virus mortali, armi biologiche come l’antrace, per sconfiggere il solito nemico capitalista.
Con il crollo dell’Unione Sovietica questa base fu abbandonata e, una volta scoperta la vera ragione degli esperimenti tenuti nei laboratori, i governi dell’Uzbekistan e del Kazakhstan hanno chiesto l’aiuto internazionale per sorvegliare e seppellire in modo sicuro questa base. Questa installazione è stata bonificata definitivamente nel 2002 con uno sforzo congiunto delle autorità del Kazakhstan e dell'Uzbekistan coadiuvate dai consulenti statunitensi. Periodici sopralluoghi vengono via via effettuati nella zona per accertare l'eventuale persistenza di agenti tossici.
Questa è una tragedia provocata dall’uomo, che avrà conseguenze e ripercussioni per generazioni e generazioni.
Probabilmente non c’è niente più da fare per salvare il Lago di Aral, ma credo che questa storia triste, ci può insegnare qualcosa per evitare di fare gli stessi errori in futuro.

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