Migrazione, Cittadinanza
La questione dell’immigrazione, oppure dell’emigrazione, dipende dal quale punto di vista va considerata, è diventata uno dei temi più attuali del momento in tutto il mondo. I continui sbarchi a Lampedusa, i gastarbeiter in Germania, i migranti cubani negli Stati Uniti, le badanti dell’Est in Europa, la fuga dei cervelli in generale- sono solo alcuni esempi della globalizzazione e migrazione. I processi della globalizzazione facilitano i flussi del capitale, delle risorse naturali e della tecnologia, ma anche dei cervelli e della manodopera.
Questo articolo riflette un po’ su questi processi e racconta anche una mia piccola indagine sulla questione cittadinanza-migrazione, visto che anche la mia storia è quella di una immigrante.
Provengo da uno dei paesi dell’EST (anche se si trova esattamente nel Cuore dell’Asia Centrale) e da 3 anni vivo e lavoro in Italia. Il motivo principale di venire in Italia era quello di studio una volta nel lontano 2004, poi ho vissuto anche una storia sentimentale molto importante in questo paese, e adesso mi concentro sul fare carriera, anche nei tempi della crisi. Possiedo diversi titoli di studio (laurea nelle Relazioni Internazionali e Master di II Livello nello sviluppo), ma per ora lavoro nel settore del turismo. L’Italia, nonostante tutto mi offre una qualità di vita superiore rispetto a quella del mio paese ed è per questo che vorrei rimanere qua e forse un giorno diventare anche la cittadina italiana. Ho fatto delle mie piccole indagini sulla procedura e l’essenza della richiesta della cittadinanza italiana, vorrei condividere di questo con voi.
Innanzitutto, dobbiamo capire perché uno chiede oppure possiede un diritto di ottenerla. I motivi sono vari. I principali sono: lunga permanenza nel paese, matrimonio con un cittadino del paese, lavoro per il paese. In diversi paesi variano sia le modalità, che premesse per ottenere la cittadinanza. Negli Stati Uniti, ad esempio, dove vige la jus solis, il fatto di essere nati sul territorio statunitense costituisce il diritto per la cittadinanza. Non e’ così in Italia. Uno straniero nato sul territorio italiano dai 2 genitori stranieri deve chiedere anche lui/lei la cittadinanza italiana. Al compiere di 18 anni deve presentare la domanda ufficiale della cittadinanza nella Prefettura, se non lo farà entro 1 anno automaticamente perde questo diritto, e dovrà sottoporsi alle procedure per la cittadinanza o per il matrimonio, o per la residenza o per i motivi lavorativi.
Prima di rivolgersi alla Prefettura /Ufficio Immigrazione/ uno deve scrupolosamente compilare tutti i documenti appositi, fare tutte le fotocopie necessarie, prepararsi per le lunghe attese ed anche essere pronto per ripetere la procedura nel caso che qualcosa andasse storto. A Roma questo famoso ufficio si trova in Piazza De Cristoforis, zona della Via Tiburtina/Portonaccio. L’Ufficio funziona soltanto nei giorni di martedì e giovedì dalle 9 alle 12, ma la gente arriva anche alle 4 del mattino per mettersi in fila. Probabilmente per facilitare la fila, i funzionari dell’Ufficio mettono la lista per i nomi ben presto, anzi troppo presto- la notte prima. C’e’ gente che arriva per mettere il nome la notte, e poi riappare la mattina verso le nove. Secondo le indicazioni della Prefettura gli sportelli devono ricevere circa 90 persone al giorno, ma in realtà al massimo vengono accettate una cinquantina o sessantina. Non sempre funzionano tutti gli sportelli.
La prima attesa è quella prima della apertura dell’Ufficio, che diventa quasi una guerra di sopravivenza. La gente che arriva più tardi mette in discussione la lista d’attesa, la sua legaltà, e prova a tutti costi di entrare tra i primi. La seconda attesa è quella dei 60 fortunati (forse ogni tanto anche di 90) che entrano dentro in una grande sala d’attesa per attendere a loro volta i loro turno di ricezione. Dentro ci sono due file- una quella di chi deve presentare la domanda, la seconda- è quella di quei fortunati che hanno ottenuto la cittadinanza con successo.
Di solito l’attesa della risposta è di 3-4 anni, anche se per la legge sono richiesti solo due, ma a Roma ci vuole un’anno minimo solo per protocollare la richiesta.
Curiosi sono i casi per la cittadinanza in Italia e in tutto il mondo, ad esempio, il giocatore Amauri può diventare italiano già in sei mesi, visto che la sua moglie ha appena ottenuto la cittadinanza italiana (chissà quanto tempo ha impiegato lei per questo), e negli Stati Uniti appena appena sono stati naturalizzati (vuol dire diventati cittadini statunitensi) 251 militari della guerra in Iraq provenienti da diversi paesi…. Che dire? Tutto il mondo è paese, alla fine!
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